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X.

F avo la Décima.

Il Sorcio cittadino, e il Sorcio campagnuolo.

U a Sorcio cittadino andô un giorno a visi- tare un Sorcio campagnuolo suo amico , che lo trattô con un pasto di radici e di noci. Dopo il convito il Sorcio cittadino prese congedo dal suo albergatore campagnuolo, il quale promise di rendergli quantopprima una controvisita.

Difatti il Sorcio campagnuolo si recô alla città, e fu signorilmente pasciuto con delle con- fetture e del formaggio ; ma la tavola imbandita fu spesso disturbata dai servidori di casa, i quali da ogni intorno correvano quàelà, onde al cam­pagnuolo accagionârono angosce mortali, talchè dalla paura compreso non si fidô neppur di ro- sicchiare. Quindi disse al suo albergatore citta­dino , elle un pasto frugale quietamente go- duto, e la sua campereccia povertà di gran lunga anteponeva a tutte le magnificenze delle città, e a qualunque sovrabbondanza ripiena di pericoli ed inquietezze,

M o r a 1 i t à.

Una povertà tranquilla è da preferirsi ad una malsicura sovrabbondanza e squisitezza.